COMUNICATO AI LAVORATORI

Solo attraverso la valorizzazione delle lavoratrici e dei lavoratori le Banche potranno sostenere l’economia del Paese…

Come si suol dire… i suonatori cambiano, ma la musica è sempre la stessa…  Una volta la colpa è degli effetti della Crisi, una volta è perché si deve entrare in Europa oppure perché è indispensabile favorire il processo di consolidamento del Settore, per colmare gap strutturali e dimensionali con la concorrenza Continentale: ma tanto è! Ad ogni appuntamento per il rinnovo contrattuale si paventano scenari nefasti, si  lamentano tassi di produttività e redditività che non lasciano intravedere altre soluzioni che tagliare i costi del personale, con la conseguenza di scaricare su lavoratrici e lavoratori le  difficoltà del momento, “dimenticando” di restituire l’assegno del “risanamento” del Settore a chi ha concretamente contribuito in prima persona, sostenendo infinite ristrutturazioni e “recuperando” la crisi reputazionale che ha interessato le stesse Banche. Questo è accaduto dall’indomani del rinnovo contrattuale del 1999, i cui scenari, tra l’altro,  sono stati improvvidamente riproposti dall’Associazione Datoriale per lamentare le attuali situazioni di criticità.

Lo stralcio dell’articolo del “Sole 24 Ore”, sotto riportato, riassume una delle tante dichiarazioni alla stampa rilasciate da esponenti dell’Associazione Datoriale in riferimento alla trattativa per il rinnovo del Contratto Nazionale di Lavoro. In esso emerge la determinazione di non riconoscere, a lavoratrici e lavoratori, né il merito di essere la forza  trainante del Sistema Bancario né, come in questo caso, il recupero della perdita del potere di acquisto delle retribuzioni, riveniente dalla doverosa applicazione dell’Accordo Interconfederale del Gennaio 2009, peraltro, sottoscritto anche dalla stessa Abi.  “L’esecutivo dell’Abi, nella riunione svoltasi ieri a Milano – Sole 24 Ore del 21 Aprile – boccia gli automatismi di incrementi salariali legati  esclusivamente all’inflazione… gli aggiornamenti devono essere agganciati alla produttività. I Banchieri ritengono che gli aumenti agganciati all’inflazione ricalchino la vecchia scala mobile. Per l’attuale difficile congiuntura economica sarebbe un onere troppo gravoso…”

 

Unità Sindacale ha prodotto un proprio documento articolato (consultabile nel sito www.unisin.it) in cui ha illustrato la propria lettura del quadro di riferimento di questo rinnovo contrattuale: le analisi non coincidono con le conclusioni datoriali. In primo luogo, occorre ribadire che è assolutamente necessario tenere sempre ben presenti le dinamiche che hanno generato questa gravissima crisi finanziaria: sono emersi con chiarezza il fallimento ed i gravi danni arrecati alle Economie di tutto il Mondo da un modo di fare Banca che ha spesso abbandonato i riferimenti tipici del ruolo sociale che dovrebbero avere queste Istituzioni. I Mercati non sono stati in grado di autoregolamentarsi; gli Organi di vigilanza hanno “sottovalutato” la situazione; le responsabilità delle Agenzie di rating sono emerse con chiarezza: gli unici a pagare sono stati i lavoratori (non dimentichiamo gli effetti sull’occupazione) ed ora si insiste nel volerli nuovamente penalizzare attraverso altre riduzioni sul costo del lavoro !?
In seguito all’esplosione della crisi, le Autorità preposte, hanno introdotto norme più stringenti al fine di scongiurare il ripetersi di eventi che potrebbero causare rischi sistemici ma, purtroppo, assistiamo di nuovo a fenomeni che preoccupano e fanno riflettere.

Alcuni Governi sono intervenuti salvando le Banche per evitare il collasso globale e dopo tre anni gli scambi sui derivati sembrano tornati a livelli pre-crisi. Anche sul fronte delle cartolarizzazioni l’attività sembra essere tornata “frenetica”, oramai si “impacchetta” di tutto, un piccolo esempio: le ABS (Asset Backed Securities) si riferiscono a debiti per acquisti a rate di automobili e di altri beni. C’è la concreta preoccupazione che tutto possa tornare come prima e, certamente, di fronte a questo scenario, la soluzione non può essere quella di tagliare i costi del personale! Le nostre Banche, è stato detto in molte occasioni, non hanno subito gli effetti devastanti della “finanza creativa”, ma hanno continuato a rivolgersi principalmente alla cosi detta economia reale pagando le conseguenze della crisi economica dalla quale, peraltro, si sta lentamente uscendo. Il problema della redditività del settore del credito non si risolve ridimensionando ancora una volta i salari dei dipendenti, ma deve essere necessariamente analizzato alla luce della crescita economica del sistema- Paese: il PIL deve tornare a crescere sostenendo l’innovazione ed affrontando il nodo dei bassi consumi con interventi decisi sia sul fronte della giustizia distributiva che del carico fiscale. Anche i risultati delle banche conseguentemente ne beneficeranno. Unità Sindacale guarda con grande attenzione ad un modello di banca che possa consentire veramente a famiglie ed imprese di superare gli effetti della recessione e rifiuta approcci e comparazioni con istituti di altri Paesi che utilizzano “strumenti aggressivi” per ottenere utili non ripetibili né consolidabili nel tempo: una condotta, come detto in apertura, che ha mostrato tutti i suoi limiti e criticità.

 

Ma, giunti a questo punto, Unità Sindacale vuole comprendere se è veramente questo il modello di banca a cui le Aziende del nostro Paese vorranno riferirsi per il futuro e dare un forte segnale di discontinuità rispetto al pericolo di nuove crisi che nessuno Stato sarà in grado di sostenere.