NEWS – ARTICOLO STAMPA

Sergio Mattiacci Vice Segretario di Unità Sindacale interviene sulla rivista il Denaro per affrontare il tema delle infrastrutture e sullo sviluppo della rete internet nel Sud.

IL DENARO.IT

Per recuperare il divario con il resto d’Europa, il Mezzogiorno ha soprattutto bisogno di investimenti in opere pubbliche e dello sviluppo di internet


Dalla metà degli anni 70 il divario del prodotto pro capite del Mezzogiorno rispetto a quello del Centro Nord è rimasto invariato: il Sud cresce poco ed è in ritardo di sviluppo anche rispetto a quelle Aree che, nel contesto Europeo, crescono meno.
Abbiamo analizzato le cause della Crisi finanziaria e i suoi pesanti riflessi sull’economia reale dove la fase recessiva, da cui si sta lentamente uscendo, è ancora più pesante che altrove poiché riguarda un Paese come il nostro che cresce a tassi inferiori rispetto a molte Nazioni dell’Eurozona.
Tutti conosciamo, inoltre, la situazione della finanza Pubblica dove il rischio di essere coinvolti in pericolosi declassamenti del nostro debito Sovrano ha indotto i Governi a centellinare le risorse per lo sviluppo delle infrastrutture e per il miglioramento dei servizi pubblici: il Meridione, in particolare, ha pagato e paga tuttora, un prezzo altissimo.

Nel Sud infatti questi ritardi ed inefficienze assumono dimensioni e contorni drammatici… si pensi, ad esempio, agli oneri imposti all’attività d’impresa e le difficoltà del settore privato ad essere competitivo nei settori innovativi (con la suddetta carenza infrastrutturale).
Occorre intervenire quindi, in primo luogo, rispetto alle infrastrutture sanitarie, assistenziali, scolastiche, di trasporto ed anche per ciò che concerne le reti idriche, elettriche, della distribuzione del gas e, non ultima per importanza, la rete di telecomunicazioni.
Il miglioramento dell’accesso alla Rete, infatti, nelle zone “dimenticate” dalle compagnie telefoniche, per gli incerti ritorni in termini di redditività, consentirebbe il superamento del cosi detto digital divide, dinamica che potrebbe assumere, per il Meridione, una valenza strategica e di opportunità immensa: questo intervento non è procrastinabile se si vuole concretamente rilanciare l’economia del Sud.
Oltre la ritardo nelle infrastrutture il nostro Meridione, purtroppo, vanta un altro primato negativo che è quello riferito a i Servizi Pubblici.
Il divario di qualità del servizio offerto ai cittadini, se comparato alle altre Aree del Paese, è evidente e riguarda i servizi erogati da tutti i livelli di governo – Centrale, Regionale, Locale – e si riscontra nei comparti dell’istruzione, della giustizia civile, della sanità e in tutti i servizi pubblici locali.
Il 26 Novembre 2010 (Gazzetta Ufficiale N. 75 del primo Aprile 2011) è stato approvato un Decreto per l’avvio della fase propedeutica della perequazione infrastrutturale in base alla quale sarà rilevato il relativo fabbisogno nelle diverse Aree del Paese.
Non entriamo in merito allo schema del Decreto ma riteniamo che una analisi dei fabbisogni delle Aree particolarmente carenti sotto il profilo infrastrutturale e dei cronici condizionamenti, che non consentono l’utilizzo di quelle esistenti, sia fondamentale e debba coinvolgere Stato, Regioni ed autonomie locali.
Il Decreto va analizzato anche alla luce del progetto, a livello Europeo, in merito alla riforma delle politiche di coesione sociale –alla strategia di Europa 2020- che ha l’obiettivo di creare le condizioni per una economia che cresca maggiormente e, in un ottica di lungo periodo, possa consentire elevati livelli occupazionali.
Riteniamo che alla luce delle generali condizioni di difficoltà economica in cui si trova l’Europa, ed in particolare il nostro Paese, il Meridione meriti una riflessione seria ed un impegno concreto delle Istituzioni.
E’ indispensabile intervenire con politiche di riequilibrio sociale ed economico per favorire quella coesione sociale indispensabile per originare un ciclo virtuoso che possa finalmente creare le condizioni per affrontare un insostenibile livello di disoccupazione giovanile che, in particolare nel Sud, assume dimensioni e caratteristiche non tollerabili.
Concludendo questa sintetica e generale analisi ci sia consentito un forte richiamo alle responsabilità soggettive.
Dopo questa drammatica crisi, che ha prodotto milioni di disoccupati a livello globale, deve essere possibile definire le responsabilità di coloro che gestiscono il bene pubblico ad ogni livello altrimenti,nonostante i fondi destinati a queste aree, sia nazionali che europei, un’altra occasione potrebbe essere persa: il Meridione questa volta non può permettersi di rimanere indietro .

*vice segretario Unità sindacale Falcri-Silcea