LETTERA APERTA A PIETRO ICHINO

IN MERITO AD UNA INTERVISTA RILASCIATA AL SETTIMANALE IL MONDO IN DATA 20/5/2011 DAL GIUSLAVORISTA PIETRO ICHINO IL SEGRETARIO NAZIONALE DI UNITÀ SINDACALE JOSEPH FREMDER HA INVIATO UNA LETTERA APERTA DI RISPOSTA .

 

LETTERA APERTA A PIETRO ICHINO


Un brivido mi corre lungo la schiena mentre leggo la sua intervista del 20 maggio 2011 pubblicata su “IL MONDO” e il brivido si mescola e confonde col sudore quando leggo e penso che lei è anche senatore del PD ed è portatore sano di un disegno di legge (ddl 1873) di riforma del diritto del lavoro.

Io che sono un semplice sindacalista le voglio fare alcune domande alle quali ho la presunzione di immaginare che lei non risponderà mai.

 

Chi le scrive non è sindacalista della CGIL, ma non posso fare a meno di indignarmi quando leggo che secondo lei, a proposito di precariato, la CGIL non volendo  ridisegnare il diritto del lavoro diventa il responsabile della creazione di ciò che lei definisce  “ l’apartheid fra protetti e non protetti.” La domanda che ne consegue è la seguente: dr. Ichino non crede che oggi  non esistano più i lavoratori protetti? Non vede quante famiglie che lei colloca tra i “protetti” si sono ritrovate in mezzo ad una strada nello spazio di un battere di ciglia? E non vede che tra i “protetti” c’è una folta schiera di gente che deve sopravvivere con 800/1000 euro al mese? E non pensa, dr. Ichino, che quei metalmeccanici ricattati dal “Marchionne furioso” sono lavoratori che lei colloca tra i “protetti”? Protetti e non protetti sono la faccia della stessa medaglia, sono il bubbone neoliberista, sono la precarietà di oggi, caro senatore, perché la vita è precaria quando il lavoro scade, ma è precaria anche la vita a 800 euro pur se a tempo indeterminato. L’apartheid così come il dualismo generazionale non esistono, sono solo invenzioni mediatiche volute da chi come lei vuole cambiare il diritto del lavoro in peggio per chi “lavora.”

Come spiega che nell’intervista afferma, in perfetto accordo con la Camusso, che  il precariato è “il male insopportabile del nostro secolo” per poi ribadire che conserverebbe i contratti a termine, il lavoro temporaneo tramite agenzia, il contratto d’apprendistato, il part time, il job-sharing e anche le stesse collaborazioni autonome coordinate e continuative?

 

Perché insiste nel volere praticamente cancellare l’art. 18 dello Statuto dei Lavoratori dando la possibilità al Giudice di monetizzare anche un licenziamento ingiusto ed ingiustificato? Non pensa il giuslavorista Ichino che in tempi di precarietà dilagante vada almeno salvaguardato il diritto a non essere licenziati ingiustamente, mantenendo la certezza del proprio posto di lavoro?

 

All’interno della sua intervista c’è un’attenzione forte e continua nella tutela degli interessi economici delle imprese pur se questi comportano “lacrime e sangue” per i lavoratori. Non crede che per un senatore che afferma che “il precariato è il male insopportabile del nostro secolo”  sia giunto il momento di mettere al centro gli interessi e le necessità della persona e quindi anche del lavoratore?

 

Concludo con le sue parole dr. Ichino: “Il problema è che  in Italia siamo ormai assuefatti a confondere la sicurezza del lavoratore con il regime di inamovibilità, di job property. In realtà la sicurezza che viene offerta ad un lavoratore in regime di flexsecurity è molto maggiore e migliore rispetto a quella offerta da un regime di ingessatura del rapporto di lavoro: perché quando viene l’acquazzone anche il gesso si scioglie, ed il lavoratore si trova con un pugno di mosche in mano.”
Questo, aggiungo io, solo se il lavoratore è stato ingessato con un pugno di mosche in mano.

Joseph Fremder
Segretario Nazionale “Unità Sindacale Falcri Silcea”