COMUNICATO – ABI NEGA IL RECUPERO INFLATTIVO

L’ABI continua a negare il recupero inflattivo: vuole aumenti salariali legati a “reali incrementi di produttività”…      Ecco perché siamo contrari

Il contesto: non è pensabile analizzare i livelli di redditività e di produttività del settore senza uno specifico riferimento al Paese (gravato anche dal ritardo tecnologico e infrastrutturale di molte aree). Alla luce del quadro generale in cui operiamo, la redditività della banche italiane è considerevole.

La composizione degli attivi: nell’attivo delle nostre banche possiamo riscontrare una percentuale molto elevata di impieghi ed una minor gestione di attività finanziarie. Sostenere l’economia reale e non alimentare forme di finanza speculativa è virtuoso. Occorre, tuttavia, evitare di confrontare i nostri livelli di redditività con quelli di aziende estere che operano in modo del tutto difforme dal nostro.

I tassi di interesse: il recente intervento sui livelli delle soglie dei tassi di usura e la dinamica dei tassi – che sono in crescita – hanno, e ancora di più l’avranno in prospettiva, effetti positivi sul margine di interesse (negativo nei bilanci del 2010), con incrementi della redditività. Altri effetti positivi sono attesi sul costo del finanziamento a fronte della normalizzazione delle tensioni sul debito sovrano di alcuni Stati e degli aumenti di capitale che le principali banche stanno mettendo in atto.

La raccolta da clientela ed impieghi in ripresa: assistiamo ad una crescita della raccolta dalla clientela e ad un sostenuto incremento dei livelli di credito erogato alle imprese e alle famiglie.

Gli accantonamenti e rettifiche: la dinamica conferma una progressiva normalizzazione, il costo del rischio è in diminuzione.

Altri indicatori di bilancio: commissioni nette, ricavi, utile netto… confermano, nelle recenti trimestrali, il trend positivo avviato nel 2010. Previsioni di ulteriori incrementi confermate nei piani industriali dei grandi Gruppi.

I parametri di Basilea3: non spaventano più, poiché l’adeguamento qualitativo e quantitativo del capitale è a buon punto.

Il valore del portafoglio titoli di proprietà: è in crescita.

Costi operativi: nell’ambito dei costi si dovrà agire, per fare la differenza, sul contenimento degli oneri di distribuzione. I costi del personale sono già scesi proporzionalmente in misura maggiore, e dunque non è accettabile pensare di intervenire ulteriormente su di essi.

Evidenziamo che nella recente Convention annuale di Accenture (21 Maggio) è emerso che l’utile netto per dipendente è di 514.000 euro per le nostre banche, contro i 359.000 della media UE.

Unità Sindacale ritiene necessario aprire un tavolo di confronto a partire dal modello di banca che si vuole per il Paese, non ha timore di affrontare anche percorsi di tipo innovativo per il completo rilancio del settore, ma è convinta che qualunque progetto futuro non possa contemplare forme di penalizzazione per le lavoratrici ed i lavoratori e ribadisce che le regole vanno applicate, a partire dal recupero del potere di acquisto delle retribuzioni.

 

Roma, 8 giugno 2011                                                                       LA SEGRETERIA NAZIONALE