DA PROFESSIONE BANCARIO – 2011

NON CEDERE DI UN CENTIMETRO

 

di Sergio Mattiacci

Vice Segretario Generale Unità Sindacale

 

Che alla fine a soccombere siano sempre i più deboli è un fatto ricorrente ed incontrovertibile e, per quanto una informazione manipolata e manipolatrice cerchi di indorare la pillola di veleno che quotidianamente le classi più deboli mandano giù, questo assioma va sempre ben tenuto a mente per non finire nel sacco di una controparte abile e sfuggente.

Tale è una entità datoriale che quasi mai manifesta in maniera chiara i propri obiettivi, che con una mano tiene quotidianamente lustro lo specchietto per le allodole e con l’altra procede a tagli e ridimensionamenti. Le auto-elargizioni dei manager, i bonus riservati ai capitani che, nel momento in cui l’imbarcazione “è in pericolo” saltano via prima che l’acqua li travolga, dovrebbero sempre essere tenuti a mente quando ai comuni lavoratori vengono richiesti sacrifici come se fossero un qualcosa di ineluttabile, un naturale tributo da pagare ad una legge fisica sopra le parti, come la gravità o l’inerzia.

Andrebbero sempre tenute a mente le iniquità che negli anni hanno depauperato l’imprenditorialità di quei valori positivi quali la lungimiranza e la crescita comune, sostituendoli con le storture che hanno trasformato un albero che cresce nell’equilibrio in una pianta rampicante, destinata – prima o poi – a ritorcersi su se stessa. Ma purtroppo, mentre sulla ribalta i banchieri versano lacrime di coccodrillo, ad essere sempre più isolati sono i silenziosi bancari, bersaglio di una facile propaganda denigratoria.

Certo fa gioco continuare a dipingere il bancario come era quaranta anni fa, quando il suo “mestiere” veniva considerato alla stregua di uno status symbol…..

D’altra parte, se vogliamo dirla tutta, diverso era anche il rapporto privilegiato e qualitativo che le banche volevano fosse riservato alla clientela. L’impostazione di qualche decennio fa si è persa in questo lungo arco temporale e solo qualche “vecchio” bancario più attento può tentare ancora di ricordarla. Inventario non facile, peraltro, in quanto lo spazio vitale è stato sottratto un centimetro alla volta, con furba e lenta ciclicità, in maniera che il legittimo possessore non se ne accorgesse facilmente, e magari finisse per abituarsi alla deriva.

Ora un piccolo giro di vite, poi un altro, leggermente più stretto….. ad ogni nuovo contratto. Un seme nascosto buttato qua e là, destinato a dare i suoi frutti dopo qualche anno per fagocitare uno alla volta i diritti acquisiti con la professionalità e le lotte dei lavoratori. Un processo subdolo, sorretto dalla propaganda incessante, e da una informazione strabica e parziale. Il confronto con altre figure professionali meno pagate o garantite, infatti, prepara abilmente il terreno affinché uno stipendio appena dignitoso possa venire additato, dai veri privilegiati, come privilegio in un processo certificato da regole democratiche ma costantemente al ribasso.

Non abbiamo, in sostanza, altra scelta che rimanere aggrappati ai centimetri.

Questo non è, come vorrebbero farci credere, un egoistico puntiglio né tanto meno un atteggiamento anacronistico “visti i tempi”….. E’ di fatto l’unica opposizione seria ad un sistema iniquo: conservare i diritti fondamentali e rivendicare il proprio salario non può essere una azione liquidata come non coerente o addirittura non responsabile …fine dell’inganno…fine dell’oblio.

Da che mondo è mondo sono sempre i deboli a pagare ed il rimedio non sta nel porsi rassegnati nelle mani, poco caritatevoli, di chi sta sopra di noi, bensì nel diventare più forti ed uniti nella consapevolezza di poter avviare finalmente un cambiamento.

Certo, non si può pretendere che i lavoratori si uniscano e diano dimostrazione di avvedutezza e determinazione, se per prime le organizzazioni sindacali non daranno, a loro volta, dimostrazione di comprendere l’importanza della posta in gioco, in una fase economica che fa da detonatore all’introduzione di cambiamenti epocali nel mercato del lavoro, il sindacato dovrebbe gestire ed accompagnare le evoluzioni archiviando definitivamente anacronistiche ed avvilenti contese.

Unità Sindacale Falcri Silcea, in questo senso, è per un confronto deciso, leale. Si pone alla controparte senza cedimenti, consapevole dell’importanza di un azione unitaria ma ostinata nel sostenere le proprie convinzioni nella ricerca delle migliori soluzioni per la dignità ed il rilancio di una categoria, convinti di farlo anche nell’interesse della clientela e, più in generale, del nostro Paese.

Le lavoratrici ed i lavoratori meritano il giusto riconoscimento per aver tenuto il timone saldo nel momento della tempesta: hanno avuto come obiettivo la salvaguardia del proprio posto di lavoro e non il raggiungimento di stratosferici compensi che sono, questi si, anacronistici ed eticamente intollerabili come i loro percettori.