“RAPINE IN BANCA” DIVERSI PUNTI DI VISTA

Apprendiamo dal comunicato stampa dell’ABI del 30.11.2011 che le rapine nelle banche sono calate a 570 nel primo semestre del 2011 a fronte delle 758 avvenute nei primi sei mesi del 2010. Una diminuzione quindi del 24,8% e per di più con un bottino medio che è passato negli stessi semestri da 18milioni di euro a 12milioni di euro. (meno 33%).

Questi dati, fa sapere l’ABI, sono risultati dall’indagine condotta dall’OSSIF, il suo centro di ricerca in materia di sicurezza e sono stati presentati durante la giornata di studio denominata “Il ruolo di banche, istituzioni e aziende nelle strategie anticrimine”.

Approfondendo, però, il lavoro di analisi, il dato che manca nel comunicato stampa dell’ABI è quello relativo alla durata delle rapine ed alle conseguenze su chi si è trovato all’interno dell’agenzia durante le rapine, nonché le modalità usate dai rapinatori e le armi utilizzate.

Non ci sorprende la diminuzione del numero delle rapine e del bottino medio perché le banche hanno aumentato i mezzi blindati temporizzati all’interno delle agenzie, facendo quindi “diminuire” sensibilmente l’accesso immediato al contante.

Questo ha ovviamente reso “meno appetibili” le classiche “rapine in banca”, a danno di altre realtà economiche (ad esempio, farmacie, tabaccherie, supermercati, etc.) dove il denaro è, probabilmente, più facilmente raggiungibile.

Lo stesso rapporto dell’OSSIF ci fa inoltre vedere che:

  •  nell’anno 2009 le rapine sono state 1744 con un calo del 19,3% rispetto al 2008;
  •  nel primo semestre del 2010 ci sono state 758 rapine contro le 883 del primo semestre del 2009 (meno 14%);
  •  nel 2010 ci sono stati 39 feriti contro i 32 del 2009;
  •  nel 2010 si sono registrati 65 malori conseguenti all’azione criminale contro i 42 del 2009;
  •  nel 2010 ci sono state 23 colluttazioni con i rapinatori mentre è sconosciuto il dato del 2009.

La realtà “complessiva” è, quindi, probabilmente diversa e certamente più complessa rispetto a quella “enfatizzata” da ABI nel suo comunicato stampa.
Le rapine sono indubbiamente diminuite ma, nel contempo, sono diventate più pericolose, più cruente, più organizzate e – conseguentemente – di più lunga durata, condotte da criminali “determinati” e ben organizzati e quindi “pronti a tutto”.

E’ altrettanto evidente che, come si diceva sopra, la “blindatura” del denaro (nel 2009 eravamo già al 75,5%) ed il conseguente prolungamento del tempo necessario al rapinatore fanno si che il numero delle rapine in banca diminuisca ma, allo stesso tempo, le rapine comunque realizzate o tentate a danno delle Banche sono divenute di più lunga durata e presentano, con frequenza, l’utilizzo di armi da fuoco e di ostaggi con conseguente maggiore stress da rapina (nella migliore delle ipotesi…) a danno di tutti coloro (colleghi e clienti) che subiscono la rapina stessa.
Le soluzioni adottate dalle banche, in conclusione, hanno portato ad una maggiore difesa del denaro a scapito dell’incolumità e della sicurezza delle persone, le quali – anzi – sono loro malgrado coinvolte in un pericoloso aumento dei rischi per la propria incolumità fisica e psichica.

Per Unità Sindacale va quindi corretta significativamente la strategia “antirapina” intrapresa dalle banche.

Vogliamo infine ribadire che i vari protocolli sottoscritti da ABI e Prefetture, finchè continueranno ad escludere “colpevolmente” i Rappresentanti dei lavoratori e della clientela, continueranno a contenere punti di vista parziali e quindi insufficienti a gestire e controllare un problema delicato e di grande importanza come appunto quello della messa in sicurezza delle banche.

Roma, 6 dicembre 2011

LA SEGRETERIA NAZIONALE

IL COORDINAMENTO NAZIONALE UNITA’ SINDACALE
SALUTE E SICUREZZA DEI LAVORATORI