COMUNICATO STAMPA

“Siamo seriamente preoccupati dall’evolvere delle dinamiche economiche e creditizie che stanno interessando il nostro Paese e, più in generale, l’Europa” dichiara il Segretario Generale di Unità Sindacale Falcri Silcea, Aleardo Pelacchi.

Come è stato evidenziato dalla stessa Associazione Bancaria Italiana, negli ultimi mesi, è stato registrato un progressivo rallentamento nella concessione di  credito alle famiglie ed alle imprese che ci induce a lanciare un allarme di un possibile credit crunch che, colpendo principalmente la piccola e la media impresa, porterebbe al collasso quella “economia reale” che costituisce l’unico volano per una ripresa sostenibile.

“Vogliamo ricordare – continua Pelacchi –  che Unisin aveva manifestato, proprio all’ABI, in un lettera dello scorso mese di dicembre, l’auspicio che il finanziamento della Banca Centrale Europea potesse consentire alle banche di risolvere i problemi di funding e continuare ad erogare i finanziamenti necessari alle imprese che, proprio in questa fase recessiva, hanno bisogno di maggior sostegno e non di una stretta creditizia.”

“Occorre ridare fiducia – aggiunge Pelacchi –  alle imprese ed ai lavoratori. Ai lavoratori garantire quella stabilità che non deve essere messa in discussione con un riforma del mercato del lavoro che, se dovesse dar corso ad una pericolosa deregolamentazione, andrebbe a colpire l’occupazione e le forme di sostegno al reddito, non generando, nel contempo, alcun beneficio in termini di produttività. Alle imprese garantire l’accesso al credito affinché tornino ad investire poiché non va sottovalutato anche l’altro segnale preoccupante che è quello della minor richiesta di credito che proviene proprio da alcuni settori del mondo produttivo. “

“In sintesi – conclude Pelacchi – a livello europeo è necessario che le autorità competenti, come ad esempio l’EBA, in considerazione di un ciclo economico che non dà segni di ripresa, non penalizzino le banche che mostrano una maggiore vocazione commerciale; nel nostro Paese le parti sociali e lo Stato devono farsi carico, congiuntamente, della crescente instabilità, a livello sociale, generata dal protrarsi dell’attuale grave situazione di crisi.”

Roma, 20 febbraio 2012