L’ART. 18 NON SI TOCCA!!

E’ di grande e drammatica attualità il dibattito di questi giorni tra Sindacati, Confindustria ed il Ministro Fornero riguardante l’art.18 dello Statuto dei Lavoratori.
Ricordiamo che l’art. 18 ha come unica funzione quella di impedire che un datore di lavoro possa licenziare un proprio dipendente senza alcun giustificato motivo e senza una giusta causa.
Ricordiamo anche che in TUTTI gli altri casi di licenziamento l’art. 18 non può intervenire né essere in alcun caso utilizzato.
A dimostrazione basti pensare che nell’ultimo anno si sono persi 800.000 posti di lavoro per i quali, laddove si tratti di licenziamenti, non si è potuto utilizzare l’art. 18. Non è quindi così vero che in Italia le imprese non possono licenziare a causa dell’art. 18!

Ci saremmo aspettati che il nuovo governo aprisse una robusta discussione con i sindacati per vedere di trovare il modo di rilanciare rapidamente le industrie in crisi, o di svilupparne di nuove per restituire il lavoro ai giovani, ai precari ed ai disoccupati.

Invece il governo, proseguendo nell’attacco all’art.18, non trova di meglio che aprire un tavolo di discussione per introdurre ulteriori riforme con l’obiettivo di rendere il mercato del lavoro più flessibile in entrata e in uscita.

Per Unità Sindacale il primo e vero problema da affrontare è quello di come creare lavoro, e non quello di modificare strumentalmente le norme d’ingresso e di uscita da un mercato che non c’è.

Monti e Fornero insistono attaccando l’art.18 ed indicandolo come blocco principale alle assunzioni, come se non bastasse il sindacato viene accusato di considerare l’art. 18 come un tabù sul quale non si può e non vuole discutere.

Le cose non stanno proprio così!
 
Davvero qualcuno può pensare che agevolando i licenziamenti individuali le stesse imprese potrebbero assumere “folle” di lavoratori?
E’ onestamente difficile credere che incentivando i licenziamenti “per ingiusta causa ed ingiustificato motivo” si potranno aumentare le assunzioni!

Proprio in questi giorni, a supporto del tentativo di affossare l’art. 18, il governo si è inventato il problema della durata e dei costi che le aziende debbono sostenere nelle cause per il reintegro di un lavoratore ingiustamente licenziato.
Non una parola sul lavoratore licenziato, sui costi e sullo stress che inevitabilmente comporta un licenziamento ingiusto.

Per Unità Sindacale il precariato e l’utilizzo in modo pretestuoso delle forme di contratto più flessibile si combatte solo in un modo, rendendo la flessibilità e la precarietà più cara per le aziende e trasferendo le agevolazioni contributive da questi contratti a quelli a tempo indeterminato.

Monti ha dichiarato, in questi giorni, che bisogna ridurre l’apartheid tra chi è dentro e chi è fuori.
Siamo convinti che l’apartheid si combatte estendendo i diritti come quelli previsti dall’art. 18 e rispettando la nostra Costituzione che da sempre parla di una vita dignitosa da garantire a tutti.
Quella vita dignitosa che nessuna forma di precarietà può garantire.
 
Roma, 3 febbraio 2012
                                LA SEGRETERIA NAZIONALE