GIUSTA CAUSA DI LICENZIAMENTO: VALUTAZIONE DELLA GRAVITÀ DELLE INFRAZIONI ADDEBITATE

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Da: Il Quotidiano Giuridico – Quotidiano di informazione e approfondimento giuridico N. 7/03/2012

Gli Ermellini sono chiamati a giudicare della legittimità del recesso intimato ad un dipendente di Banca sulla base di una supposta violazione delle norme che presiedono la regolare erogazione del credito agrario. La sentenza impugnata dal lavoratore viene cassata in quanto ritenuta non in linea con i consolidati orientamenti della Corte in tema di tassatività degli illeciti penali e di proporzionalità tra il fatto addebitato e il licenziamento.

Si conferma, in sede di Cassazione, come il principio di tassatività degli illeciti disciplinari non possa essere inteso in senso rigoroso, al pari di quanto avviene per gli illeciti penali, ai sensi dell’art. 25 Cost., comma 2. Si deve, invece, distinguere fra illeciti relativi alla violazione di prescrizioni strettamente inerenti all’organizzazione aziendale, per lo più ignote alla collettività e, quindi, conoscibili solo se espressamente previste nel codice disciplinare, da affliggere ai sensi dell’art. 7 dello Statuto, e comportamenti incompatibili con le fondamentali regole del vivere civile, o manifestamente contrari agli interessi dell’impresa o dei lavoratori o che implicano la violazione di doveri fondamentali che qualificano la prestazione di lavoro.

Sono casi nei quali il disvalore del comportamento del lavoratore, non solo è immediatamente percepibile dallo stesso, ma e’ sanzionabile in via diretta dalla legge, per determinare l’insorgere di una giusta causa o di un giustificato motivo di recesso, senza necessità di alcuna forma di specifica e predeterminata forma di pubblicità.

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