LENTE D’INGRANDIMENTO – STORIE DI CARTA

lenteMarzo 2012 – Da: Diritti & Lavoro Flash
Storie di carta di Danilo Conte

Gaia ci ha lasciati alle tre di notte. Da vent’anni, dal 1992, ininterrottamente, lavorava con un ruolo importante per un famoso Teatro. Da vent’anni era precaria. Per 109 volte con 109 contratti il Teatro aveva avuto bisogno di lei per esigenze “temporanee”, una temporaneità lunga un quinto di secolo.

La prima volta che aveva fissato un appuntamento nel mio studio pensai ad un errore. Sapevo sarebbe venuta una lavoratrice precaria del Teatro da molti anni. Mi trovai di fronte ad una ragazzina con un corpo da ballerina che dimostrava 25 anni.

Mi disse che era stata a lungo indecisa e che tutt’ora non era convinta di fare una causa contro il “suo” Teatro, dopo vent’anni di ininterrotta collaborazione. Poi, in modo sofferto, aveva deciso di fare la causa perché era “l’unico modo” per ottenere una stabilizzazione.

Quando passò a chiedermi i tempi della causa, dovetti spiegarle le difficoltà che attraversa la giustizia in questo momento. Mi chiese allora, con leggero pudore, cosa sarebbe accaduto se la malattia fosse arrivata prima della sentenza.
Fu così che lo seppi. Sembrava una domanda scaramantica e ci ridemmo sopra.

La sua ultima mail risale a prima di Natale, mi diceva che la malattia aveva ripreso il suo corso e sembrava accelerare, che le cure non erano più efficaci e che “certo una data di prima udienza così lontana non mi aiuta a stare tranquilla”. Concordammo che ci saremmo visti dopo le feste per cercare una soluzione.

Non ho più visto o sentito Gaia. Amici comuni mi hanno aggiornato in queste settimane con novità sconfortanti, ma non mi aspettavo la notizia di questa mattina.
La prima udienza di Gaia è fissata per il 19 dicembre prossimo, a 14 mesi di distanza dal deposito del ricorso. Dovrà dire se i 109 contratti a termine erano legittimi oppure no, dovrà dire se è lecito che un datore di lavoro abbia per 109 volte un’esigenza “temporanea” e se è temporanea un’esigenza che si protrae per 20 anni esatti.

E se tutto ciò non è lecito, darà a Gaia il suo posto di lavoro stabile.

Qualcuno ha detto che è noioso avere un posto di lavoro per tutta la vita. Forse è noioso per i figli di papà, quelli che basta una telefonata e subito si aprono porte nuove, magari quelle di un Ministero. Ma per le milioni di Gaie, siano esse operaie o grandi talenti, che chiedono solo di fare quello che già fanno, il posto stabile rappresenta qualcosa di molto più importante dello spread e degli indici di borsa: costruire il proprio futuro, affrontare con più serenità la malattia o i momenti difficili, avere una vita più serena.

Sono ricchezze che non hanno indici e non hanno borse ma che bisognerebbe mettere in bilancio per misurare la civiltà di un Paese.