UNITÀ SINDACALE A FIANCO DEGLI ESODATI

Unità Sindacale a fianco degli Esodati, era il titolo del nostro comunicato successivo alla manifestazione del 13 aprile u.s.. Dalle pagine dei giornali di quei giorni si evocava una maggiore serenità di fronte alle tante proteste che erano emerse da più parti per la disdicevole conduzione della vicenda legata a tante lavoratrici e tanti lavoratori, che rischiavano di trovarsi senza lavoro e senza pensione, a causa dello spostamento in avanti del diritto di accesso alla pensione dovuto alla recente riforma di legge Monti-Fornero.

Ora la realtà purtroppo ci dice che le peggiori previsioni si stanno avverando, con grave nocumento per tante persone che si trovano già nei Fondi di Solidarietà di Settore, dopo aver firmato precisi accordi con le loro aziende per il collocamento in esodo. Il decreto legge emanato dal Governo, infatti, garantirà solo 65.000 di queste persone su una platea di oltre 300.000. Tale situazione, inoltre, rimette in discussione l’applicazione dei piani industriali dei principali Gruppi Bancari, che avevano denunciato migliaia di esuberi e pensavano di risolverli con l’utilizzo del Fondo.

I nostri Fondi di Solidarietà (Credito e Riscossione Tributi) sono a totale carico dei settori di competenza e, riferendosi solo al settore bancario, hanno consentito, negli anni,  l’uscita non traumatica di più di 30.000 lavoratrici e lavoratori senza gravare sulla collettività, come è invece accaduto in molte altre realtà del Paese. Un ammortizzatore considerato elemento importante, se addirittura ha ispirato la proposta di riforma del Welfare!

La grave crisi che stiamo vivendo (prima finanziaria, poi economica, crisi del debito sovrano e, di conseguenza, delle banche che hanno sostenuto il debito del proprio Paese)  pone continui interrogativi su quali possono essere le ricette per uscire da una situazione così grave che sembra portarci in un precipizio senza fine ponendo con grande forza il tema delle banche quali volano su cui far ruotare il rilancio del Paese attraverso un forte sostegno alle famiglie ed alle imprese. Un ruolo fondamentale di cui tanti cominciano a parlare, una necessità che Unità Sindacale ha sempre sostenuto, un ruolo certamente legato anche alla responsabilità sociale che le aziende bancarie devono dimostrare verso il loro Paese.

E’ tempo di passare dalle parole ai fatti attraverso un patto condiviso che coinvolga tutte le parti in causa e porti concretamente, con rinnovato vigore e convinzione,
le banche a tenere la barra a dritta sull’economia reale navigando a fianco dei territori, delle famiglie, delle imprese. Questo, unitamente ad una giusta riforma fiscale,  può favorire il rilancio dell’economia e la ripresa di un suo ciclo virtuoso – non i tagli a stipendi e pensioni che creano solamente nuovi poveri e persone che non possono più spendere risorse.

Unità Sindacale sostiene da tempo queste posizioni ed è sempre stata molto cauta nel sottoscrivere accordi di uscita del personale specie di fronte a grandi incertezze,  pagando anche dei prezzi molto alti. I timori, ma anche le ferme posizioni che Unità Sindacale ha espresso, troppe volte sono rimaste inascoltate, soprattutto nella coerenza principale che volevano esprimere: una grande volontà di dialogo, di condivisione, per affrontare uniti una situazione di grave difficoltà.

Unità Sindacale Falcri Silcea/Confsal sosterrà tutte le azioni utili a modificare il recente Decreto per dare le doverose tutele a quanti sono usciti dal ciclo produttivo a fronte di certezze normative che sono cambiate in corso d’opera e, altrettanto fermamente, si opporrà ad interventi nei piani industriali che scarichino sulle lavoratrici  e sui lavoratori i problemi del Paese e/o di scelte imprenditoriali sbagliate di chi non si è ancora mai assunto l’onere dei propri errori.