Editoriale PB – Aprile 2012

Quale Banca per il Paese?

di Aleardo Pelacchi
PROFESSIONE BANCARIO N.3/4 MARZO/APRILE 2012 3

pelacchiIl dibattito sul ruolo che le banche devono svolgere nel Paese e per il Paese, sta finalmente occupando le colonne di molti quotidiani e gli spazi di molte interviste. Dopo aver avuto rassicurazioni sul fatto che non occorrevano interventi a sostegno del sistema bancario come è accaduto invece in altri Paesi, l’attenzione si è spostata da più parti sui costi dei servizi bancari.

Sono emerse ipotesi di interventi governativi su alcune commissioni bancarie, si parla di come le banche italiane dovrebbero utilizzare le somme rivenienti dai prestiti concessi dalla BCE. Si è aperto finalmente – ci preme dire – un dibattito
sul ruolo che le banche devono svolgere nel Paese.Unità Sindacale ha posto questo tema da molto tempo al centro della sua proposta politica e sindacale legata al futuro del settore bancario e del Paese. Un tema che Unità Sindacale aveva posto anche al centro
della proposta di rinnovo contrattuale. Chi scrive ricorda un proprio intervento sull’argomento, effettuato in occasione dell’incontro annuale  organizzato dall’ABI sul tema delle Risorse Umane tre anni or sono. In quella occasione si evidenziava proprio la necessità di operare una sintesi virtuosa tra le necessità di famiglie ed imprese, che richiedono banche più vicine e “coinvolte” nel territorio, con quelle delle banche stesse che devono fare utili rispondendo alle aspettative degli azionisti.

Brucia ancora il ricordo di quanti problemi ha creato una gestione spregiudicata delle leve della finanza a partire dai cosiddetti mutui sub-prime, dall’utilizzo dei prodotti derivati, dal progressivo allontanamento
della finanza dall’economia reale. Problematiche che hanno causato gravi danni ai contribuenti di molti Paesi, in particolar modo di quelli considerati più avanzati, che hanno dovuto sostenere il proprio
sistema finanziario e bancario in grave difficoltà con interventi diretti di grande entità. In Italia questo non è accaduto e quel gap che veniva considerato un elemento negativo da parte di molti
addetti ai lavori, si è rivelato un elemento di grande forza per le nostre banche. Ma in tutto questo tempo, non è stato mai veramente affrontato quello che è il nodo centrale da mettere al centro del dibattito:
“quale banca vogliamo per il nostro Paese?”.
Unità Sindacale ha fornito da tempo la sua risposta: serve una banca che sia realmente vicina alle esigenze di famiglie ed imprese e che ne interpreti al meglio le necessità. Solo così sarà possibile ottenere soluzioni
complessive e durature sia per il sistema bancario che per il Paese. Ma per realizzare questo non bastano le intenzioni, bisogna creare le condizioni affinché le cose si concretizzino. È infatti necessario che
si apra un dibattito che coinvolga tutti i portatori d’interessate: clienti (famiglie ed imprese), lavoratrici e lavoratori (attraverso chi li rappresenta), azionisti ed Istituzioni per stipulare un patto.

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