LETTERA APERTA AL PROF.PIETRO ICHINO

JOSEPH FREMDER – SEGRETARIO NAZIONALE DI UNISIN SCRIVE AL PROF. PIETRO ICHINO SULLA RIFORMA DEL LAVORO.

Egr. Professor Pietro Ichino

Ho sempre pensato e creduto che il mercato fosse quel luogo dove la gente si reca per acquistare ciò di cui ha bisogno e dopo un primo vagabondare tra i banchi con l’occhio vigile a comparar i prezzi, sempre la gente decide se e quanto, cosa e dove acquistare dal mercato.

Io al mercato ci sono sempre andato e per me ha sempre rappresentato uno di quei luoghi magici dove alle voci dei venditori si mescolano i profumi ed i colori delle merci disposte sulle bancarelle.

Per questo motivo una delle cose più importanti da visitare nel mio girovagare per il mondo è, per quanto mi riguarda, proprio il mercato.

Mi è sempre piaciuto anche perché li dentro ci trovi la storia, le usanze, i colori, gli odori di un Paese o forse perché i mercati sono tutti uguali ma anche tutti differenti perché molto dipende dall’angolazione in cui ti poni per osservare e per capire.

Nel mercato ho fatto “buoni” affari ed ho preso “grandi” fregature e sempre nel mercato ho fatto le fotografie più belle.

Non pensavo proprio, professor Ichino, che il leggere su “La Repubblica” del 19 giugno il corsivo di Michele Serra nella sua rubrica “L’amaca” mi potesse portare per la seconda volta a scriverle.

Si ricorderà (forse) di me, io sono Joseph Fremder Segretario Nazionale di Unità Sindacale Falcri Silcea (Bancari) ed abbiamo già avuto modo di appurare che non abbiamo sicuramente la stessa visione e sensibilità su quella catastrofe a lei tanto cara che va sotto il nome di Precarietà.

Mi ritrovo a scriverle perché le risposte che lei ha voluto dare a Michele Serra le ho trovate, come sempre, acide, fredde e fuorvianti.

Le riporto esattamente come pubblicate dal suo sito:

CHI DIAVOLO SONO QUESTI “MERCATI FINANZIARI” CHE SEQUESTRANO LA NOSTRA DEMOCRAZIA?

Posted On 23 June, 2012 @ 11:40 pm In POLITICA

PROVO A RISPONDERE ALLE DOMANDE CHE SI PONE, CON LA SUA PENNA IMPAREGGIABILE, MICHELE SERRA SU REPUBBLICA, MA CHE COME LUI SI SONO POSTE ULTIMAMENTE ANCHE ALTRE ILLUSTRI FIRME DELLO STESSO GIORNALE: EUGENIO SCALFARI, STEFANO RODOTÀ E GAD LERNER

Corsivo di Michele Serra, nella sua rubrica l’Amaca, su la Repubblica del 19 giugno 2012 – La scansione del testo in quattro domande è inserita da me, in preparazione di un mio tentativo di risposta alle domande poste in questo corsivo

L’AMACA
[Prima domanda – n.d.r.] Si legge che il voto greco “non basta ai mercati” e ci si ingegna di capire che cosa basti, ai mercati: la consegna immediata di tutte le ragazze vergini? La testa del Battista su un piatto d’argento? La donazione di ogni bene pubblico e privato al circolo ricreativo dei banchieri? L’uso obbligatorio del papillon? [Seconda domanda – n.d.r.] Ma poi, soprattutto: chi diavolo sono, questi misteriosi “mercati”? Hanno fisionomia giuridica, un portavoce, un responsabile, un legale rappresentante, qualche nome o cognome al quale, all’occorrenza, presentare reclamo? [Terza domanda – n.d.r.] Qualcuno ha mai votato per loro? Se sbagliano, si dimettono? Quando e dove è stato deciso che il loro giudizio (il famoso “giudizio dei mercati”) conta più del giudizio dell’intera classe politica mondiale? Perfino i più esecrabili dittatori ci mettono la propria faccia, e a volte finiscono la carriera appesi a un lampione. Perché i mercati no? Se contano tanto (tanto da affamare i popoli, volendo, e tanto da salvarli, sempre volendo) perché sono l’unico potere, in tutto l’Occidente, che non si espone mai, non parla nei telegiornali, non viene intervistato, fotografato, incalzato? [Quarta domanda – n.d.r.] Perché siamo tutti ai piedi di un’entità metafisica che per giunta non dispensa alcun genere di risarcimento spirituale, anche scadente?

Prima domanda: che cosa vogliono “i mercati? – Delle nostre vergini non se ne fanno nulla: gli interessa soltanto la sicurezza che ciascuno Stato sia in grado di onorare i propri debiti.

FREMDER – La sua, professor Ichino, non è una risposta. Lei risponde infatti con una ovvietà (tutti dovrebbero onorare i propri debiti). Non crede invece che quando i debiti “lievitano” più del pane perché in mano a strozzini che applicano tassi da strozzini varrebbe la pena di fermarsi e riflettere o come dicevo prima guardare il mercato da un’altra angolazione?

Seconda domanda: chi diavolo sono questi misteriosi mercati? – Siamo tutti noi, ogni volta che ci chiediamo se sia meglio investire i nostri risparmi prestandoli a Tizio o a Caio; per esempio, ponendoci questa domanda: “sarà meglio investirli in buoni del tesori greci, con i loro interessi altissimi ma con il dubbio se alla fine verremo rimborsati, oppure in quelli tedeschi, con i loro interessi bassissimi ma con la certezza che alla fine riavremo i nostri soldi?”. Molti di noi non si sono mai posti questo problema? D’accordo, ma se lo sono posto e se lo pongono quotidianamente i gestori dei fondi-pensione dei lavoratori americani o giapponesi, o dei fondi di investimento nei quali hanno messo i propri risparmi la casalinga di Voghera o l’artigiano di Sao Paulo. Sì, certo, poi ci sono anche gli speculatori; ma questi non fanno altro, a ben vedere, che scommettere sulle scelte che faranno i gestori dei fondi; e pesano complessivamente molto meno di questi ultimi (tanto è vero che diventano molto più pericolosi in agosto, quando i gestori dei fondi vanno in vacanza). Giustissimo, comunque, tassare le operazioni finanziarie a carattere speculativo; ma stiamo attenti a non demonizzarli troppo questi speculatori. “Speculare”, letteralmente, significa “guardare lontano”; il saperlo fare può essere fonte di guadagni indebiti, ma può essere anche utile a tutti gli altri: saper vedere in anticipo le cause di possibili catastrofi piccole e grandi può aiutare ad evitarle, o a limitarne i danni. Per esempio, se ci fosse stato qualche speculatore che avesse saputo cogliere per tempo i segni premonitori del fallimento di Lehman Brothers del 2008, questo ci avrebbe potuto forse risparmiare molti dolori.

FREMDER – Mi permetta, professore, di farle notare che, alle domande che Serra pone per conto di tutti i “non sapenti” di questo mondo, anche in questa occasione lei risponde con luoghi comuni come “siamo tutti noi” . Ma siamo tutti noi chi? Secondo lei quindi incide sullo spread anche un cassaintegrato, o un disoccupato, o un suicida? La domanda di Serra è la domanda che si sta facendo tutta l’umanità. Ci troviamo a combattere con affamatori che sono riusciti a smaterializzarsi e che risposte come la sua contribuiscono a nascondere ancora di più. Una domanda gliela voglio fare anche io a questo punto: “c’è qualcuno in carne ed ossa, sparso per il mondo, con nome e cognome, titolare di conti correnti che si sta arricchendo mentre noi discutiamo di spread, di debito, di riforme, di impoverimento, di perdita dei diritti?”

Terza domanda: qualcuno ha mai votato per i mercati? se sbagliano… “si dimettono”? – Certo che sì. Le centinaia di migliaia di gestori dei fondi-pensione o degli investimenti dei grandi e piccoli risparmiatori hanno costantemente bisogno della fiducia dei mandanti che affidano loro i propri risparmi. E quando sbagliano lo pagano caro. Perché il loro errore costa caro ai mandanti stessi, siano essi i pensionati americani o giapponesi, o la casalinga di Voghera, o l’artigiano di Sao Paulo; o anche il ricco magnate australiano o russo (che però complessivamente conta molto meno dell’insieme dei pensionati e pensionandi e dei piccoli risparmiatori). Anche l’eventuale collasso dell’euro costerebbe loro assai caro: non hanno alcun interesse a provocarlo; ma il loro primo dovere è salvaguardare i risparmi dei loro mandanti, e qualche volta questo può comportare azioni che avvicinano, se non il collasso dell’euro, il default di qualche debitore. Forse, dunque, è il caso che li trattiamo con un po’ più di rispetto, cercando di conquistare la loro fiducia. E che non imputiamo a loro quelle che sono soltanto le conseguenze delle nostre imprevidenze, raffigurandoli come novelli untori del “contagio” della crisi, o peggio come rapaci e malvagi attentatori di regimi democratici e affamatori di popoli.

FREMDER – Tocca ripetermi davanti alla parte finale della sua risposta, una risposta che trovo agghiacciante, professor Ichino, anche per il cinismo che contiene. Lei, forse nella foga non se ne è accorto, ma chiede a noi potenziali precari e poveri del mondo, a noi cittadini fessi e lavoratori indefessi di impegnarci per conquistare la fiducia dei gestori dei fondi etc. ma non solo, professore, lei ci chiede anche di trattarli con più rispetto e di non imputare a loro le nostre imprevidenze……..Ma di quale imprevidenza si sarebbe macchiato un disoccupato, un cassintegrato, un poveraccio, uno che è nato nel posto sbagliato? Guardi bene in giro, professore, scoprirà che i rapaci e malvagi attentatori di regimi democratici e affamatori di popoli sono tra noi e molto più numerosi e vicini di quanto lei vorrebbe farci credere!

Quarta domanda: perché siamo tutti ai piedi di questa entità metafisica? – Perché i mercati finanziari non sono affatto un’entità metafisica, bensì costituiscono l’unica entità di questo mondo a cui possiamo rivolgerci, quando non siamo in grado di pagare i nostri debiti, per trovare qualcuno che sia disposto a tornare a prestarci il denaro di cui abbiamo bisogno per pagare gli stipendi agli statali, le pensioni a tutti quanti, i costi della sanità, della scuola, della polizia, e così via. Se abbiamo qualche difficoltà a convincere i gestori dei fondi-pensione o dei fondi di investimento a tornare a prestarci il denaro che amministrano, non ha molto senso prendersela “con i mercati finanziari”. A meno che abbiamo deciso di non farvi più ricorso nel prossimo futuro; ma la cosa strana è che a prendersela di più “con i mercati finanziari” sono proprio quelli che predicano contro il rigore, contro la riforma dell’articolo 81 della Costituzione (quello che impone l’equilibrio di bilancio per prevenire gli eccessi di indebitamento a danno delle generazioni future) e chiedono a gran voce un aumento della spesa pubblica purchessia. La verità è che il modo migliore per fare quanto chiedono questi neo-keynesiani a corrente alternata, per “tagliare le unghie ai mercati finanziari”, consiste nel fare proprio quello che dice l’odiata Angela Merkel: tenere meglio sotto controllo il bilancio dello Stato.

FREMDER – Partiamo dall’affermazione salvifica che i mercati finanziari non sono un’entità metafisica. Quindi non sono nemmeno un virus, una malattia o una catastrofe naturale. Bene! Siamo di fronte ad un sistema economico che aumenta la povertà, cancella classi sociali, riduce il lavoro a sfruttamento, reintroduce la schiavitù, cancella i diritti, elimina la solidarietà e potremmo andare avanti ancora per molto nello snocciolare le disgrazie di cui è portatore questo sistema. Mi chiedo e le chiedo, professor Ichino, ci dia un motivo buono e comprensibile per doverlo sopportare ed accettare ancora!

Questa mia lettera, professore, verrà resa pubblica attraverso il sito del Sindacato che rappresento, le chiedo se lo ritiene di fare altrettanto. Qualora decidesse di rispondere pubblicherò anche le sue risposte.

La ringrazio per l’attenzione.                                                           Roma, 27 giugno 2012

Joseph Fremder – Segretario Nazionale UNITA’ SINDACALE Falcri Silcea