LA CRISI NON SI RISOLVE CON LA SOLITA RICETTA…

L’Italia, come del resto moltissime Nazioni in tutto il Mondo, sta attraversando una delle peggiori crisi economiche e finanziarie della sua storia i cui effetti stanno minando gravemente l’intero tessuto sociale e produttivo del Paese.
L’ingente debito in Italia, misurato anche dal livello raggiunto dai Credit Default Swap, che oggi evidenziano il grande rischio d’insolvenza dei prestiti obbligazionari, è una criticità che dovrebbe essere affrontata dall’intero sistema Italia a cominciare dalla politica, ma non solo, in modo concreto e risolutivo.
La richiesta di sacrifici agli italiani (complessivamente non proprio distribuiti in modo equo) attraverso, ad esempio, la riforma pensionistica e l’inasprimento della tassazione (specie quella “indiretta” per effetto dei tagli agli Enti locali che di conseguenza devono intervenire sui tributi locali per coprire i costi dei servizi essenziali), sembra non sortire effetti, ed era logico prevederlo, almeno per l’immediato.
La crisi in essere e gli interventi, poi, decisi, dal Governo nazionale che fissa dei limiti per le Banche in materia di servizi e prezzi da praticare alla clientela, i vincoli stabiliti dall’EBA, che non consentono un’adeguata allocazione delle risorse finanziarie e le scelte errate dei vertici aziendali, assunte in questi anni, la necessità di acquisire titoli del debito pubblico nazionale, determinano anche per il sistema bancario italiano, in ogni caso uno dei più solidi nel panorama mondiale, condizioni di estrema difficoltà.
I grandi Gruppi bancari italiani, nell’attuale contesto, sembrano non avere la capacità di mettere in campo correttivi strutturali e piani di rilancio in discontinuità con le scelte (le solite) di questi anni. Le manovre industriali costituite dai soli tagli sul personale e la scelta di abdicare, di fatto, al ruolo di “Banca del territorio e per il territorio”, non hanno affatto favorito la crescita strutturale delle Aziende. Al contrario hanno determinato condizioni di precarietà per le stesse Aziende (come dimostrato dai ripetuti piani industriali partoriti dalle Banche) e, soprattutto, il drastico abbattimento dei livelli occupazionali.
La finanza creativa, le speculazioni finanziarie, lo snaturamento della funzione dei mercati finanziari che da strumento per la crescita economica collettiva si è trasformato a strumento utile solo a pochi, insieme alla iniqua distribuzione della ricchezza prodotta, sono tutti elementi che hanno segnato il fallimento di un sistema economico-imprenditoriale perseguito negli ultimi decenni, a cui – in alcuni casi – anche le Banche si sono ispirate.
Il Sindacato oggi, più di ieri, ha una responsabilità rilevante proprio perché il momento richiede ancora processi di cambiamento, anche nel nostro Settore. Tali processi, facendo tesoro degli errori del passato, dovranno essere gestiti attraverso una nuova e vera fase di concertazione dove tutte le parti in causa devono in modo trasparente confrontarsi in un’ottica d’interesse reciproco. Gli interventi e le misure da attuare non possono determinare l’ennesima (e inutile) penalizzazione del fattore umano ma viceversa dovranno tenere conto del fatto che la creazione di valore duraturo non può prescindere dal riconoscimento del ruolo determinante delle Risorse Umane che rappresentano il primo patrimonio aziendale.
Roma 27 luglio 2012

LA SEGRETERIA NAZIONALE