Comunicato stampa – lettera aperta all’ Abi

Una lettera aperta di Unità Sindacale all’ABI sul nuovo modello di relazioni industriali: “I tagli, la cassa integrazione,  l’obbligatorietà del Fondo esuberi fanno parte di un modo di risolvere i problemi che ha già mostrato il suo fallimento”.

“Come si può rilanciare il settore? Quale ruolo per le banche?”: sono questi gli interrogativi lanciati da Unità Sindacale Falcri Silcea in una lettera aperta rivolta all’Associazione Bancaria Italiana sul “nuovo modello di relazioni industriali” nel mondo del credito.
“In questi giorni, probabilmente per gli effetti dell’Accordo sulla produttività – dice il Segretario Generale di Unità Sindacale, Aleardo Pelacchi -, si è riacceso il dibattito sugli interventi che la parte datoriale starebbe mettendo in cantiere per rilanciare il settore del credito, intervenendo pesantemente sui costi del personale e non escludendo che possano essere anche ‘ridiscussi’ alcuni passaggi del contratto nazionale da poco rinnovato. Noi di Unità Sindacale non abbiamo mai disconosciuto la complessità della situazione del settore in questa infinita fase recessiva e abbiamo accettato la sfida rispetto ad un nuovo modello di relazioni industriali ed è per questo che intendiamo confrontarci nel merito delle singole tematiche”.
“Per il momento – si legge nella lettera aperta di Unità Sindacale – la soluzione adottata sembra consistere nella centralizzazione e industrializzazione delle attività di back office, magari con l’esternalizzazione di migliaia di lavoratori; nell’intervenire nuovamente sulla struttura dei costi, in particolare, ovviamente, su quelli del personale attraverso ulteriori strumenti di flessibilità/solidarietà e nel deprimere ulteriormente le professionalità presenti, visto che il trasferimento delle attività dalle reti fisiche a quelle telematiche non potrà che determinare il progressivo demansionamento della categoria. Noi la pensiamo in modo diametralmente opposto. Così non rilanciamo il settore, questa non è la via per aumentare la produttività”.
“Dalla crisi si esce rafforzati – dice Unità Sindacale – se rivalutiamo il capitale umano, se torniamo alla dignità del lavoro e della persona. Per questo noi di Unità Sindacale vogliamo discutere del ruolo delle banche e proponiamo il confronto senza pregiudiziali ed aperti a quelle soluzioni che, partendo dalla rivalutazione e dalla formazione del personale, possano consentire alle aziende di proporre servizi e prodotti innovativi, unica via per tornare ad un livello soddisfacente di redditività. I tagli, la cassa integrazione, l’obbligatorietà del Fondo esuberi fanno parte di un modo di risolvere i problemi che ha già mostrato il suo fallimento. Riteniamo invece che la modernizzazione e la competitività del settore non possano prescindere dalla partecipazione dei lavoratori alla vita dell’azienda. Crediamo che sia una precisa responsabilità di tutte le parti in gioco, fra le quali c’è anche il Governo del Paese, che deve essere uno degli attori principali: occorre non perseverare negli errori, che avrebbero un costo sociale altissimo, ma avviarsi verso strade alternative ed innovative capaci di intercettare un consenso ampio e condiviso”.
Il testo completo della lettera aperta all’ABI è disponibile sul sito www.unisin.it.