In forte aumento la disoccupazione giovanile

In questi giorni, gli organi di informazione hanno dato ampio risalto alla situazione di grave difficoltà nella quale versano in particolar modo i giovani nel nostro Paese.
Il 37,1% è la percentuale record che quantifica in 641mila i giovani disoccupati nella fascia tra i 15 ed i 24 anni: è il picco più elevato dal 1992, anno in cui l’ISTAT ha iniziato a raccogliere dati. Anche nell’Eurozona si passa dal 21,6% di disoccupazione giovanile all’attuale 24,4%.
È evidente che la “Riforma del Lavoro” introdotta in Italia non sta mantenendo le promesse dichiarate da chi l’ha caldeggiata e sostenuta. La situazione sta anzi peggiorando.
In particolare, la riforma dell’articolo 18 dello Statuto dei Lavoratori non ha prodotto quei benefici che venivano ipotizzati dai suoi sostenitori, che dichiaravano che “l’art. 18 così come applicato in Italia, sconsiglia investimenti di capitali stranieri ma anche italiani” ed ancora che “la modifica dell’art. 18 è necessaria in quanto finché le imprese avranno difficoltà ad effettuare licenziamenti, avranno il terrore di assumere.”
Unità Sindacale vuole ricordare che non c’è un altro Paese in Europa dove il rischio di perdere o di non trovare il lavoro sia così concentrato sui giovani come avviene attualmente in Italia.
Tutto questo accade con la piena applicazione della “Riforma del Lavoro”, ma anche a seguito di una “Riforma delle Pensioni” che ha, di fatto, impedito l’accesso al lavoro da parte delle giovani generazioni, con l’aggravante dell’indefinibile “pasticcio” legato agli “esodati”.
Unità Sindacale non può che sottolineare come non si vedano all’orizzonte investitori stranieri ed italiani precipitarsi ad investire nel nostro Paese “liberato” dal cappio dell’art. 18 dello Statuto dei Lavoratori (per il ripristino del quale attraverso referendum abbiamo raccolto migliaia di firme in tutta Italia).
Per quanto più nello specifico riguarda il settore bancario, Unità Sindacale stigmatizza il fatto che il CCNL sottoscritto il 19 gennaio 2012 non abbia prodotto alcuna delle 15mila promesse assunzioni, mentre anzi continuano a manifestarsi ipotesi di nuovi tagli all’occupazione.
Unità Sindacale sottoscrisse il CCNL, pur criticandone fortemente alcune delle previsioni, ma non si unì al coro del “buon contratto” che avrebbe fatto “buona occupazione”: il tempo ha dimostrato che i nostri responsabili dubbi sull’effettiva “tenuta” delle previsioni occupazionali erano fondati.
Unità Sindacale torna pertanto a richiedere che si apra finalmente un tavolo di confronto sul ruolo delle banche in Italia, per ridefinire la loro missione di servizio all’effettivo sviluppo del Paese, delle imprese, delle famiglie, delle comunità locali e dell’occupazione e non degli interessi di quella finanza neoliberista che ci ha condotto all’attuale gravissima situazione economica e sociale.

Cordiali saluti.

LA SEGRETERIA NAZIONALE