Unisin Doc num.15 – Fondi di previdenza Integrativa e clausole illegittime

Da: Il Quotidiano Giuridico – Quotidiano di informazione e approfondimento giuridico N. 6/2/2013 – Dottrina e Diritto

FONDI DI PREVIDENZA INTEGRATIVA E CLAUSOLE ILLEGITTIME Limiti all’autonomia negoziale

Di Francesco Buffa – Magistrato
La Cassazione torna sulla natura dei fondi di previdenza integrativa e sulla possibilità di regolare i relativi diritti del lavoratore ad opera della contrattazione collettiva. Secondo la Corte la clausola statutaria prevedente la perdita del diritto a pensione in caso di destituzione si pone in contrasto con il disposto dell’art. 36 Cost., con il disposto dell’art. 7 L. n. 300-1970 e con i principi generali dell’ordinamento giuridico in materia di regolamentazione del lavoro subordinato. La destituzione in quanto provvedimento “ontologicamente” disciplinare non potrebbe pertanto determinare, quale sanzione aggiuntiva, anche la perdita del diritto alla retribuzione.
Nel caso di specie, la banca (Banca Carime) chiedeva l’esonero dall’obbligo di corresponsione della pensione integrativa in favore del lavoratore, in presenza di condotte del dipendente integranti giusta causa di licenziamento, pur essendo il rapporto di lavoro cessato per dimissioni del lavoratore, e ciò sulla base di disposizione contrattuale collettiva che limitava l’obbligo datoriale in caso di cessazione del rapporto di lavoro per destituzione, cioè in conseguenza di fatti rilevanti sul piano disciplinare.
La Corte ha precisato preliminarmente che i Fondi aziendali di previdenza integrativa non hanno valore di legge o di normazione secondaria (cfr. Cass. n. 8808 del 2008 ) e che essi costituiscono espressione dell’autonomia negoziale delle parti, con la conseguenza che la relativa interpretazione è devoluta al giudice di merito ed è censurabile in sede di legittimità soltanto per violazione dei canoni legali di ermeneutica negoziale o per insufficiente o illogica motivazione (ex plurimis: Cass. n. 8786 del 2004). Quanto alla natura giuridica dei trattamenti pensionistici integrativi aziendali, si tratta secondo la decisione di retribuzione differita, in relazione alla loro funzione previdenziale, non incidendo la funzione previdenziale del trattamento sul lato strutturale rappresentato dell’inesistenza di un rapporto giuridico previdenziale, distinto rispetto a quello di lavoro, né sul rapporto di corrispettività con la prestazione lavorativa; ne consegue che all’autonomia negoziale non è dato prevedere quale presupposto per il sorgere del diritto alla prestazione previdenziale che il rapporto di lavoro non sia cessato per destituzione, cioè in conseguenza di fatti rilevanti sul piano disciplinare.
In senso opposto, in precedenza, Sez. Lavoro n. 8865 del 2012 e n. 10458 del 2012, che hanno escluso che gli accreditamenti per la previdenza integrativa concorrano a determinare la base di calcolo del trattamento di fine rapporto e dell’indennità di anzianità, proprio in quanto i versamenti effettuati dal datore di lavoro ai fondi di previdenza complementare non hanno natura retributiva, né l’hanno avuta in passato, trattandosi di esborsi non legati da nesso di corrispettività con la prestazione lavorativa ed esonerati dalla contribuzione AGO, con assoggettamento a contributo di solidarietà, ai sensi della disposizione retroattiva dell’art. 9 bis del d.l. n. 103 del 1991, conv. in legge n. 166 del 1991.

Sentenza Cassazione civile 21/11/2012 n.20418