L’Italia ha perso l’ultima “A” del suo rating

L’Italia ha perso l’ultima “A” del suo rating: ora sono necessari meno austerità e più lavoro.

L’Agenzia di rating Fitch declassa l’Italia a BBB+ motivando la decisione con una analisi che, in questa occasione, è difficilmente confutabile: instabilità politica e situazione economica – tra le più complesse nell’Area EU – aggravata dal perdurare dell’attuale doppia recessione.
Unità Sindacale Falcri Silcea Confsal ha da sempre evidenziato che il nostro Paese, ad un elevato debito pubblico, contrappone un controllato livello di indebitamento delle imprese (finanziarie e non) e delle famiglie, tuttavia, il quadro di riferimento si sta ulteriormente deteriorando poiché la nostra economia stenta a ritrovare la via della crescita.
I problemi irrisolti che zavorrano la nostra capacità di competere sono noti:
gap infrastrutturale (il problema della diffusione della banda larga); costi dell’energia e dei trasporti; incapacità di risolvere i problemi “cronici” tra cui una eccessiva burocrazia, i tempi della giustizia civile, la legalità (il lavoro purtroppo non manca alle Procure e alla Guardia di Finanza).
In un contesto come quello attuale dove le imprese chiudono o, comunque, sono in forte difficoltà per pagare semplicemente gli stipendi, dove un numero crescente di famiglie ha ridotto drasticamente i consumi anche in campo alimentare, è evidente che l’attuale progressiva dinamica di restrizione del credito concesso (i dati di gennaio sono eloquenti in questo senso) non potrà protrarsi a lungo senza avere conseguenze drammatiche sull’intero sistema economico. E’ indispensabile – come evidenziato da Unisin in varie occasioni- che le banche sostengano l’economia reale favorite da norme e regole che possano incentivare le attività commerciali a scapito di quelle speculative. Unisin non può che accogliere positivamente, quindi, l’apertura di un dibattito che metta in finalmente in discussione una architettura regolamentare che di fatto ha solamente esasperato la recessione in atto per cui, a questo punto, è necessario rivedere i vincoli di finanza pubblica e l’applicazione dei criteri contenuti in Basilea3, per evitare che l’Italia, così come in molti altri Paesi Europei, possa veder compromessa, definitivamente, la coesione sociale. A quel punto avere i conti a posto, o meno, non avrà più un grande significato.  Auspichiamo che questo nuovo e pericoloso declassamento possa essere l’occasione, forse imperdibile, per unire gli sforzi al fine di risolvere alcuni temi dimenticati come – la sempre attuale- questione morale, l’equità, la redistribuzione della ricchezza ed il problema sociale, inaccettabile, della disoccupazione e della precarietà.

Il lavoro è la priorità assoluta per il Paese, gli attuali livelli di disoccupazione non sono sostenibili: meno dibattiti ed agire in fretta.

Roma, 11 Marzo 2013

LA SEGRETERIA NAZIONALE