Occupazione : La Grande emergenza del paese.

COMUNICATO DELLA SEGRETERIA NAZIONALE DI UNISIN

Il dibattito politico ed economico nazionale si sta concentrando sul tema dell’occupazione, la grande emergenza del nostro Paese, generata da scelte finanziarie neoliberiste che hanno affossato l’economia reale.
Unità Sindacale è sempre più convinta che l’occupazione possa essere rilanciata solo con interventi che mirino a dare impulso all’economia reale, attraverso un diverso ruolo delle banche a servizio del territorio, delle famiglie e delle imprese, una diversa politica fiscale – coniugata ad una più incisiva e seria lotta all’evasione – e diverse e più coraggiose politiche di welfare, capaci di riequilibrare l’asse verso le fasce più deboli della popolazione.
Solo così sarà possibile recuperare il lavoro ed abbattere la precarietà.
È in questa direzione, ad avviso di Unisin, che la politica deve orientarsi e non certamente verso interventi che rischino di aggravare le già deleterie forme della precarietà esistente.
In quest’ottica, Unisin, da sempre impegnata nella lotta alla precarietà del lavoro, esprime preoccupazione riguardo alle possibili ricadute di alcune ipotesi di iniziative che in questi giorni vengono espresse da più fonti, che le indicano come possibili soluzioni positive per quanto riguarda il rilancio dell’economia e dell’occupazione, ma che possono invece rischiare di innalzare ulteriormente i livelli della precarietà occupazionale.
Ci riferiamo in primo luogo a quelle ipotesi che, in nome di una maggiore “flessibilità” (termine ampiamente abusato), vorrebbero ridurre a 20-30 giorni l’intervallo tra un’assunzione a tempo determinato e l’altra, con una contrazione molto significativa, se si pensa che la precedente riforma indicava un arco temporale di 60-90 giorni. Rammentiamo che la precedente riforma del lavoro aveva allungato l’intervallo temporale tra un’assunzione ed un’altra a tempo determinato nell’intento di rendere il lavoro precario un po’ più costoso rispetto ad un contratto a tempo indeterminato e anche di meno “facile accesso”: le ipotesi ventilate negli ultimi giorni di una contrazione di questo intervallo temporale rischiano di andare nella direzione esattamente contraria.
Si legge inoltre che altre proposte in discussione riguardo al lavoro a tempo determinato vorrebbero eliminarne la “causale” – attualmente obbligatoria – ed aumentarne la durata, che oggi è al massimo di un anno. Anche in questo caso, si tratterebbe di scelte che possono far pensare ad un aggravamento della precarietà del lavoro.
Ricordiamo inoltre che tra le proposte messe in campo nel dibattito politico di queste ultime settimane vi è quella di ridurre orario e stipendio dei dipendenti “anziani” in cambio
dell’assunzione di un giovane a tempo indeterminato o due giovani a tempo determinato. In tale ipotesi, lo Stato dovrebbe pagare i contributi pieni al lavoratore anziano, con un esborso quantificabile in un miliardo di euro a fronte di 100mila assunzioni. Nell’ambito del medesimo dibattito, vi è chi propone anche la possibilità per un lavoratore anziano di anticipare la pensione accettando per sempre una decurtazione economica di circa l’8%. Si tratta di ipotesi che, se non adeguatamente ponderate, rischiano di produrre una crescente povertà sociale nel nome di una vaga prospettiva di crescita occupazionale, certamente irrealizzabile senza misure che rilancino l’economia reale.
Un tema, poi, caro all’attuale Ministro del Lavoro è l’attuazione della Youth Guarantee (un progetto europeo da 6 miliardi di euro), che vorrebbe garantire ad ogni giovane, entro 4 mesi dalla fine degli studi, di accedere ad un lavoro o quanto meno ad un programma di formazione. Si tratta di uno dei tanti modelli nordici, in questo caso la Svezia, che importati in Italia non possono che trovare grandi difficoltà se non correlati a tutta una serie di interventi strutturali di carattere complessivo.
In questo scenario, Unisin ripropone il proprio progetto di rilancio dell’economia reale e dell’occupazione attraverso l’avvio di un urgente e serio dibattito sul ruolo delle banche, che devono tornare a diventare volano dello sviluppo delle imprese e delle attività delle famiglie. Un concreto e dinamico sostegno creditizio e progettuale al tessuto economico reale, mediato dalla professionalità del personale bancario, ed accompagnato da una seria riforma delle politiche fiscali e del welfare, può ridare slancio al nostro Paese.