Prima di parlare di esuberi ripensare modello di business

COMUNICATO STAMPA

In questi giorni vengono evidenziati nel Settore ulteriori esuberi di personale, quantificabili in migliaia di dipendenti, che dovrebbero lasciare il lavoro entro il 2020 ‐ oltre a quelli già previsti dai vari Piani Industriali in corso di realizzazione.
Unisin ribadisce che parlare di uscite senza aver ancora definito un nuovo modello di Banca e, conseguentemente, un nuovo modello di business per il Sistema Bancario del nostro Paese non ha assolutamente senso e, soprattutto, non risolve alcun problema, dichiara il Segretario Generale di Unisin Emilio Contrasto.
Come Sindacato abbiamo commentato pochi giorni fa, con sostanziale soddisfazione ad eccezione del MPS, gli esiti degli stress test che hanno confermato la solidità del Nostro sistema Bancario. Ora non si comprende, quindi, l’emergenza di tagliare altri posti di lavoro e sportelli dopo che la stessa Associazione Datoriale, l’ABI, ha confermato che il nostro Sistema Bancario è sano ed il numero di dipendenti e sportelli è addirittura mediamente più basso rispetto ai competitors continentali, aggiunge Contrasto.
Unisin da sempre afferma che la volontarietà debba essere un elemento imprescindibile, rispetto alle eventuali uscite anticipate dal lavoro, e chiede – unitamente ad ABI ed alle altre OO.SS. ‐ che il Settore possa legittimamente utilizzare le risorse che attualmente versa per la cassa integrazione generale, senza averne poi alcun beneficio in termini di utilizzo, per il sostegno del proprio fondo esuberi. Innanzitutto occorre però comprendere dove sono effettivamente gli esuberi annunciati evidenziando, nel contempo, le responsabilità del management che ha contribuito, attraverso incapacità o comportamenti dubbi, alle situazioni di alcune Banche la cui attuale situazione non può essere ora addebitata alle Lavoratrici ed ai Lavoratori.
Siamo consapevoli poiché lo abbiamo evidenziato da tempo –conclude Contrasto‐ che le nuove tecnologie stanno cambiando radicalmente le abitudini dei clienti ed il modello distributivo ed organizzativo ed è per questo che potremmo condividere i ragionamenti che, proposti da Controparte, possano comprendere un eventuale turn over dei lavoratori e quindi associare alle eventuali uscite quelle assunzioni tanto importanti anche per il Paese oltre che per la redditività delle Banche. I Banchieri e le Banche invece di continuare ad adottare politiche di retroguardia e di corto respiro farebbero bene a tornare ad investire nei territori di riferimento. Dagli ultimi dati della CGIA di Mestre emerge infatti che gli impieghi bancari alle imprese nell’ultimo anno sono scesi di quasi 14 miliardi di euro e di circa 117 miliardi di euro se si considera il periodo da maggio 2011 a maggio di quest’anno. Occorre rilanciare l’economia attraverso gli investimenti solo così si risolverà la crisi che sta impoverendo il Paese e si scongiurerà il ricorso all’usura che manda in rovina imprese e famiglie, conclude il Segretario Generale di Unisin Contrasto.
Roma, 12 agosto 2016