Jobs Act: la verità svelata!

I dati resi noti dall’Osservatorio sul precariato dell’INPS relativi ai primi otto mesi del 2016 sono inesorabili e non lasciano spazio a fantasiose interpretazioni cui, purtroppo, i vari Governi ci hanno abituato.
–  Assunzioni totali: – 351.000, pari a – 8,5%.
–  Contratti a tempo indeterminato: – 395.000, pari a – 32,9%.
–  Contratti di apprendistato: + 18%.
–  Licenziamenti totali: + 31%.
–  Licenziamenti disciplinari: + 28%.
–  Contratti a tempo determinato (+ 2,5% rispetto al 2015 e + 5,5% rispetto al 2014)
– Voucher: + 35,9% per un totale di 96,6 milioni.
Questi, sono solo alcuni dei più significativi numeri che emergono dal rapporto!
Freddi come sanno essere i numeri, raccontano una realtà impietosa: la precarietà aumenta, gli occupati calano! Chi ha un lavoro è meno tutelato! Chi non ce l’ha, vede ulteriormente ridursi le opportunità di ingresso o di rientro nel mondo del lavoro!
Ci avevano raccontato che ridurre “le rigidità” del nostro diritto del lavoro, aumentare la “flessibilità in uscita” – così ed in diversi altri fantasiosi modi era stata definita quella che è nient’altro che una libertà di licenziare ed un annullamento delle tutele nei casi di licenziamenti illegittimi – avrebbe portato investimenti che a loro volta avrebbero fatto crescere l’occupazione.
Il Governo si è reso conto che, invece, alle frontiere si ammassano solo migranti che fuggono dalla guerra e dalla disperazione e non certo grandi investitori?
UNISIN ha, da subito ed in maniera incessante, denunciato che, dopo la riforma Monti-Fornero che aveva notevolmente indebolito le tutele dell’art. 18 dello Statuto dei Lavoratori, con il Jobs Act ed il contratto a tutele crescenti è stata praticamente abolita la tutela del reintegro nel posto di lavoro in caso di licenziamento ingiusto per tutti i neoassunti a far data dal 7 marzo 2015.
Con uguale forza, UNISIN ha gridato alla truffa allorché i primi dati sull’occupazione nei mesi successivi all’approvazione del Jobs Act mostravano una crescita dei rapporti di lavoro attivati, consentendo al Governo di affermare di aver visto giusto. In realtà c’era il trucco: il mercato del lavoro era stato abbondantemente drogato con massicce iniezioni di
incentivi fiscali con la legge di stabilità per il 2015. Con la riduzione, nel 2016, di tali incentivi, la triste verità è purtroppo emersa.
La miscela esplosiva di incentivi (totale decontribuzione fino ad oltre € 8.000 all’anno per tre anni per ciascuna assunzione/stabilizzazione nel 2015) e libertà di licenziare ha alterato il mercato del lavoro che ora inizia a stabilirsi su valori che, purtroppo, corrispondono maggiormente alla realtà dello stato di un’economia depressa quale è quella del nostro Paese.
Intanto ai lavoratori sono stati tolti dei diritti, si è creata una nuova frattura generazionale sulla base della data di assunzione e la disoccupazione rappresenta ancora una triste condanna per strati enormi della popolazione.
UNISIN continuerà a condurre la battaglia di civiltà per restituire ai lavoratori i diritti propri di una società che si definisce civile. Non è mai troppo tardi per rimediare agli errori!
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